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Liberazione d’Italia, il riassunto per la scuola sul 25 aprile
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Di Sofia Batini
pubblicato il 09 aprile
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Liberazione d’Italia: vuoi sapere perché il 25 aprile è Festa Nazionale in Italia? Ecco il riassunto di quanto successo nel 1945 e perché è così importante.

Liberazione d’Italia, il riassunto per la scuola sul 25 aprile

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Dato che il 25 aprile è ormai alle porte siamo pronti a scommettere che a scuola almeno un prof ti ha iniziato a chiedere cose sulla Liberazione d’Italia. Sei sicuro di sapere tutto o hai bisogno di un riassunto di storia che potrebbe esserti utile anche in caso ti venissa assegnato un tema sul 25 aprile?
Ti sei mai chiesto perché il 25 aprile è festa nazionale e cosa significa Liberazione d’Italia? In quest’articolo trovi un bel riassunto dettagliato sulla Liberazione d’Italia, su quanto è successo il 25 aprile 1945, sugli antefatti e sulle conseguenze riguardanti soprattutto il rapporto con l’America. Insomma, dopo avere letto il nostro riassunto, potrai darti alla pacchia: nessun prof riuscirà a ostacolarti le vacanze!

COMPOSIZIONE

Pelle, Fibre tessili
  • DETTAGLI
    pelle, canvas, logo, spilla, tinta unita, stringhe, punta tonda, senza tacco, interno in pelle, suola di gomma, contiene parti non tessili di origine animale
  • .

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    Ti sei mai chiesto perché il 25 aprile ricorre la festa della Liberazione d’Italia? Liberazione da cosa? Sicuramente saprai che l’Italia ha preso parte alla Seconda Guerra Mondiale, inizialmente sotto la guida di Benito Mussolini e in alleanza con la Germania nazista di Hitler. Nel 1943, Re Vittorio Emanuele III cambiò però le carte in tavola, facendo arrestare il Duce e firmando l’armistizio con gli Alleati (gli anglo-americani), che portò a una rappresaglia tedesca nei confronti dei nostri connazionali e all’occupazione di gran parte dell’Italia, oltre alla liberazione di Mussolini che creò la Repubblica di Salò nel centro-nord d’Italia. Da quel momento si creò una doppia guerra: tra Alleati e forze nazifasciste e una civile, tra i partigiani della Resistenza e repubblichini. Il 25 aprile 1945 è una data simbolica: non fu l’ultima giornata di combattimento tra forze nazifasciste e Alleati e brigate partigiane, ma fu il momento di vera svolta verso la fine dell’occupazione tedesca: in quel giorno, soprattutto grazie al ruolo dei partigiani, Torino e Milano furono liberate e i nazifascisti messi alle strette. Il 25 aprile, quindi, viene ricordato come il trionfo della libertà e dell’antifascismo (e antinazismo). A istituire ufficialmente la data fu la legge n. 260 del maggio 1949, presentata da Alcide De Gasperi in Senato nel settembre 1948: ancora oggi quindi ricordiamo gli uomini e le donne della Resistenza, gli italiani uccisi a causa del nazifascismo e il contributo delle forze Alleate nella liberazione dell’Italia.

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    Prima di riassumere quanto avvenuto il 25 aprile 1945, approfondiamo quanto è stato detto in poche righe nel paragrafo precedente, ossia, vediamo di capire quali sono gli antefatti che hanno portato l’Italia a dover essere liberata. Il 1945 è l’anno della conclusione della Seconda Guerra Mondiale, che era iniziata ufficialmente nel settembre 1939, in seguito all’invasione della Polonia da parte della Germania Nazista di Hitler. L’Italia, allora guidata da Benito Mussolini e alleata con la Germania (e il Giappone), decise in una fase iniziale di dichiarare lo stato “di non belligeranza”, evitando così di entrare in guerra (il nostro esercito non aveva né i mezzi né il personale addestrato per sostenere una guerra di questo tipo). Tuttavia, nei primi mesi di combattimenti, sembrava che il piano di Hitler di realizzare una guerra-lampo si stesse realizzando: in pochi mesi, riuscì a conquistare ben sei nazioni del nord Europa (grazie anche all’accordo Molotov-Von-Ribbentrop con la Russia), costringendo anche la Francia a capitolare. Convinto della superiorità tedesca e dall’imminente fine del conflitto, il Duce volle entrare in guerra, a furor di popolo, per riuscire a spartirsi gli onori con il suo alleato. L’Italia fece così il suo ingresso in campo il 10 giugno 1940: Mussolini dichiarò che l’Italia avrebbe condotto una “guerra parallela”, ossia che avrebbe combattuto su fronti diversi da quelli tedeschi. Tre furono i fronti aperti dall’Italia, che si rivelarono un totale disastro: sia sul fronte africano che sul fronte del Mediterraneo e greco, l’intervento tedesco fu provvidenziale per salvarci dalla disfatta.

    Da allora, le truppe italiane divennero del tutto subordinate a quelle tedesche, rispondendo ai loro ordini. Molti italiani furono inviati a combattere sugli altri fronti europei, in particolare in Russia, dove l’ARMIR combatté a fianco della Wermacht tra il 1942 e il 1943. Fallita la guerra lampo e arrivate le notizie delle prime difficoltà dalle forze dell’Asse impegnate nella campagna di Russia, la popolazione italiana iniziò a mostrare i primi segni di malcontento contro la guerra.

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    Il 1943 è l’anno di svolta nella Seconda Guerra Mondiale, in quanto le sorti del conflitto, fino ad allora in mano ai tedeschi, iniziano a prendere una direzione diversa, con gli Alleati che iniziano a minare la superiorità militare dei nazisti. Per l’Italia è un momento cruciale, in cui verranno scritte anche alcune delle pagine più buie della nostra storia.

    Mentre la campagna di Russia stava mietendo un numero altissimo di vittime nel fronte italo-tedesco e il nostro Paese iniziava a soffrire il trascinarsi a lungo della guerra, il 10 luglio 1943, le forze Alleate (7° Armata Statunitense e l’8° armata britannica) sbarcarono in Sicilia, iniziando a occupare l’isola. A questo punto, Re Vittorio Emanuele III, fino al momento titubante (sempre un gran coraggioso), decise di appoggiare i piani per destituire il Duce. Il 24 luglio 1943 fu convocato il Gran Consiglio del Fascismo, durante il quale fu approvato l’ordine del giorno Grandi con il quale si invitava Mussolini a restituire il comando delle forze al Re. Il giorno successivo, il 25 luglio, il Re convocò il Duce e lo fece arrestare: questa data è ricordata oggi come il giorno della caduta del Fascismo. Vittorio Emanuele III nominò come nuovo capo del governo Pietro Badoglio, il quale, il 3 settembre 1943, firmò in totale segretezza l’armistizio con gli Alleati a Cassibile. La notizia dell’Armistizio fu comunicata a tutti – truppe italiane, civili e forze tedesche – solo l’8 settembre 1943, con un messaggio radio dai toni ambigui che lasciò nel panico e nell’incertezza l’esercito italiano fino a quel momento impegnato nei combattimenti a fianco dei nazisti. Le conseguenze furono tragiche: mentre gli Alleati, che stavano occupando l’Italia del Sud, restarono bloccati a Cassino (in provincia di Frosinone), i nazisti iniziarono un’azione di rappresaglia non solo contro le truppe italiane lasciate allo sbaraglio, ma anche contro i civili, poiché i tedeschi occuparono tutto il centro e nord d’Italia.

    Il Re e il governo, nel frattempo, cuori di leoni, lasciarono in gran segreto Roma per rifugiarsi a Brindisi, già in mano agli anglo-americani. Se ciò non bastasse, il 12 settembre 1943, Hitler diede l’ordine di liberare Mussolini, che si trovava in prigione sul Gran Sasso, il quale creò, nel Centro-Italia, la Repubblica Sociale Italiana, conosciuta anche con il nome di Repubblica di Salò, che combatteva a fianco dei Tedeschi in funzione anti-alleata.

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    Come in altri Paesi europei, anche in Italia iniziò a nascere un movimento di Resistenza che andò a combattere una guerra parallela a quella degli Alleati, per cercare di cacciare dal nostro Paese le forze nazifasciste. Si inizia a parlare di Resistenza nel 1943 e il suo ruolo divenne sempre più importante nei successivi due anni: inizialmente la lotta partigiana era poco organizzata e improvvisata, ma man mano diventò sempre più strutturata e militarizzata, dando vita alle così dette brigate – tra cui le brigate “Garibaldi”, “Giustizia e Libertà”, “Matteotti”, “Mazzini” e “Autonome”. La lotta partigiana era coordinata dal Comitato di Liberazione Nazionale e ben presto assunse i connotati di una vera e propria guerra civile contro i repubblichini di Salò. Persone di qualsiasi età, estrazione sociale, sesso, religione, provenienza geografica e politica (comunisti, socialisti, democristiani, azionisti, liberali, demolaburisti) parteciparono alla Resistenza uniti in nome dell’Antifascismo. Alcune azioni dei partigiani contro le forze nazifasciste hanno portato a delle vere e proprie rappresaglie criminali contro i civili innocenti da parte degli occupanti, come l’eccidio commesso dai nazisti alle Fosse Ardeantine di Roma, a Sant’Anna di Stazzema in provincia di Lucca e a Marzabotto. Tuttavia, le forze partigiane non si arresero e grazie anche al loro contributo, gli Alleati, nella primavera-estate del 1944, riuscirono a sfondare la linea Gustav, portando alla liberazione dell’Italia Centrale, fino a parte del Piemonte. Le forze anglo-americane dovettero nuovamente fermarsi per combattere i nazifascisti sulla linea Gotica, che venne sfondata solo nella primavera del 1945, mentre l’attività partigiana andava intensificandosi.

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    Dopo tutto questo racconto, arriviamo al dunque: cosa successe il 25 aprile 1945? Abbiamo visto che gli Alleati erano riusciti a liberare gran parte della penisola italiana e con lo sfondamento della linea Gotica, i nazifascisti erano ormai prossimi alla disfatta. I partigiani, dal canto loro, stavano programmando “l’attacco definitivo”, che fu deliberato con la Direttiva n. 16 del Partito Comunista il 10 aprile 1945. Il 25 aprile, alcuni giorni prima dell’arrivo delle truppe alleate, il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) proclamò l’insurrezione in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti. Quel giorno, quindi, i partigiani facenti parte del Corpo Volontari della Libertà attaccarono i presidi fascisti e tedeschi ancora in piedi, costringendoli alla resa. Nel frattempo, i soldati tedeschi e repubblichini furono costretti a ritirarsi da Milano e Torino, dove fu la popolazione a insorgere contro gli occupanti. Nel capoluogo lombardo, in particolare, già il 24 aprile, Sandro Pertini (futuro presidente della Repubblica italiana), che allora era un partigiano e membro del CLN, annunciò via radio uno sciopero generale per insorgere contro i tedeschi e i fascisti. “Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire”: fu questo il messaggio di Pertini. La sera del 25 aprile Benito Mussolini abbandonò Milano per dirigersi verso Como: fu catturato dai partigiani due giorni dopo e ucciso il 28 aprile.

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    Dopo il 25 aprile 1945, si continuò a combattere per alcuni giorni ancora, fino ai primi di maggio: il 28 aprile a Milano si tenne una manifestazione di celebrazione della liberazione, mentre gli americani arrivarono nella città il 1° maggio. Spesso si parla di un “debito” che noi italiani, ma più in generale europei, abbiamo nei confronti degli statunitensi per averci salvato dal nazismo e sono tipici di casa nostra i dibattiti su chi sia veramente da applaudire per la Liberazione: partigiani o Alleati?

    È indubbio che il contributo americano fu decisivo: fu soltanto grazie all’intervento bellico statunitense (diretto inizialmente contro i Giapponesi dopo l’attacco a Pearl Harbor del 7 dicembre 1941), con i loro mezzi e rifornimenti, che gli Alleati riuscirono a contrastare la potentissima Wermacht di Hitler. In Italia, lo sbarco in Sicilia fu decisivo per le sorti della guerra e senz’altro l’azione partigiana, se non accompagnata dallo sforzo bellico anglo-americano, non avrebbe avuto lo stesso successo. La sconfitta dei tedeschi fu possibile solo grazie alla commistione delle due forze alleate e partigiane, oltre ad altri motivi legati alla conduzione da parte della guerra di Hitler.

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    Tuttavia, gli Stati Uniti hanno avuto un ruolo importante anche dopo la fine del conflitto bellico: al fine di consolidare la sua egemonia e per trovare partner commerciali in Europa (siamo alle soglie della Guerra Fredda), fu interesse degli Stati Uniti impegnarsi in azioni di intervento diretto e indiretto nella vita politica degli stati europei, favorendone anche la ricostruzione dopo la Seconda Guerra Mondiale. In Europa, grazie al piano Marshall (1946), voluto dall’amministrazione americana, furono erogati aiuti finanziari e materiali che servirono per ricostruire l’economia postbellica. In questo modo, gli Stati Uniti non solo si assicurarono un mercato utile alla loro economia, ma anche un legame di fedeltà con i Paesi dell’Europa occidentale, per contrastare il comunismo e la crescente egemonia dell’URSS.

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